Figli e capricci


 

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Chi ha figli conoscerà sicuramente bene la parola “capricci”. Tutti i bambini li fanno, chi più, chi meno…chi prima, chi dopo.

Quando il nostro piccolo era nel suo momento più acuto mi son messo a cercare in rete commenti, post o pareri professionali in merito e mi son imbattuto in un articolo di una psicologa della quale ora non ricordo nemmeno il nome.

L’articolo mi è sembrato molto interessante, al punto che ho conservato la parte principale che ora posso pubblicare qui sul mio blog:

E’ superfluo o addirittura dannoso attivare un sistema di premi e punizioni per ottenere che i nostri figli si comportino nei modi che noi riteniamo più opportuni. Altro è far festa perché ha fatto qualcosa di buono, altro è cercare di ricattarlo, facendogli luccicare promesse di premi o punizioni. Deve essere chiaro, magari dicendoglielo esplicitamente, che non è lui che è “cattivo” (LEGGI), ma che è quella data azione (od omissione) che è “cattiva”. Quando lui fa quella data azione od omissione, lui fa il cattivo. E noi lo sgridiamo non perché lui sia cattivo, ma perché ha fatto una cosa che non è buona (o non ha fatto una cosa buona dovuta). Basta che adotti altri comportamenti, e tutto torna a posto. Bisogna contestualizzare le cose per poterle relativizzare: non si tratta mai del “male assoluto” (né, quindi, della “punizione assoluta”), ma sempre di quella delimitata azione, compiuta in quel dato momento.

Si deve, poi, “fare la pace”. Constatato che il messaggio è arrivato ed è stato capito e preso sul serio, bisogna dichiarare chiuso l’incidente, lasciando sempre aperta una via di uscita.“Va bene: adesso hai capito, e non lo farai più”; oppure: “Ma sì, lo so che non volevi. Adesso hai capito. La prossima volta ci farai più attenzione”; o anche: “Lo so che tu sei buono, ma questa che hai fatto è proprio una cattiveria. So che l’hai capito e che non la farai più”. 

E i capricci? Se l’atteggiamento dei genitori è sufficientemente serio, fermo, amorevole, non ricattatorio, rispettoso di se stessi e del bambino, è difficile che ci si trovi impantanati nei “capricci”. 
Se ci si entra, può esser difficile trovare una via di uscita dal circuito malefatta – sgridata – punizione – disperazione – “capriccio” – sgridata – punizione maggiore – disperazione maggiore – “capriccio” maggiore in un crescendo inarrestabile, dove il “capriccio”, misconosciuto nelle sue componenti di disperazione, assume soltanto il valore di malefatta ancora più grande, che esige una punizione ancora più grande, che getta in una disperazione ancora più grande, che induce ad un “capriccio” ancora più grande, e così via, fino a quando le energie di uno dei contendenti si esauriscono. E’ necessaria un’azione che funzioni come elemento di rottura del circolo chiuso.

 
Due esempi. Si può dirgli in modo chiaro, fermo, forte, tranquillo (bisogna riuscirci…) che lui è in grado di farsela passare, che è bene che vada di là e stia un poco per conto suo, e che, quando se l’è fatta passare, potrà tornare e si potrà parlerà insieme dell’accaduto. L’altra (più difficile) è dirgli che non è vero che lui è cattivo, non è vero che noi lo odiamo, non è vero che non c’è scampo: gli vogliamo sempre bene, ma vogliamo – e lo vogliamo proprio – che lui questo e quello non lo faccia. Tutto qua. E che sappiamo che lui può capire e che può non farlo più. Che per fare la pace basta poco. E che noi siamo disposti a far pace già adesso. 

Per finire, tre raccomandazioni: mai umiliarlo, mai infierire su di lui, mai sgridarlo per le sue emozioni. Le emozioni “giuste” sono quelle che uno vive, non si può comandare alle proprie emozioni. Non si può pretendere che uno viva certe emozioni o non ne viva altre. Si possono pretendere dei comportamenti, non dei vissuti. Sarà sensato sgridare eventualmente per un comportamento sbagliato; mai, per nessun motivo, per un’emozione vissuta. Un esempio: è insensato sgridare uno (bambino o adulto) perché è geloso o invidioso. Non si può pretendere che non lo sia. Si può e si deve invece pretendere che non faccia del male ad altri perché è geloso o invidioso.”

 
fonte: http://www.pianetamamma.it
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